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IL PIACERE DI LEGGERE

Aggiornamento: 21 mar 2023



L’altro giorno ricevo un messaggio da Vivien con una foto di Luca, tre anni, che legge il suo libro preferito: “The Ultimate Construction Site Book”. Il commento alla foto era:

"Mamma! Mentre lavi i piatti io faccio due chiacchiere con il libro”. Luca legge le figure e mentre le guarda si ripete nella mente quello che ha ascoltato dalla mamma o dal papà infinite volte. Il suo atteggiamento è positivo e curioso; per ora sembra facile, ma non posso fare a meno di pensare con un po’ di inquietudine al sul futuro di adulto lettore.


Cos’è il piacere di leggere? È esattamente questo: leggere per il piacere di farlo, niente di più e niente di meno.

A partire dalla metà degli anni ottanta assistiamo ad una vera e propria rinascita della letteratura per l’infanzia. I nuovi autori stanno dalla parte dei bambini, assecondando il loro gusti e le loro richieste di libri non più solo didattici o classici, ma anche divertenti.

Nasce un nuovo modo di concepire la lettura intesa come momento di piacere e di svago:


La morale nei miei libri è che non voglio insegnare nessuna morale. La sola ragione per cui scrivo libri per bambini è farli innamorare del libro.” Così rispondeva Roald Dahl ad un giornalista che insisteva nel sapere quale morale avessero i suoi libri.

Sembrerebbe tutto molto semplice: basta avvicinare il bambino al libro e al fascino delle storie fin da piccolo e il gioco è fatto!

Tutto è relativamente facile fino a quando arriva il momento in cui “deve” imparare a leggere da solo. Fino ad allora siamo noi adulti il mezzo attraverso il quale il bambino entra nel libro. Se ci dedichiamo a questo ruolo con passione possiamo facilmente raccogliere i frutti dei nostri sforzi e godere dei momenti trascorsi insieme con un libro. Ma arriva un momento in cui la magia può svanire.


Attenti al rischio di tramutarci da narratore a contabile nel momento in cui il bambino “dovrà” leggere da solo.( Daniel Pennac, Come un romanzo, G.Feltrinelli editore, 1993)

Quando il bambino inizia il suo percorso di lettore indipendente come insegnanti e genitori ci preoccupiamo che impari presto a decodificare e a comprendere il testo scritto e che continui ad essere quel lettore appassionato che noi conosciamo. Dobbiamo ricordarci però che il passaggio da ascoltatore di storie a lettore autonomo è complesso e non privo di ostacoli.

Quando pensiamo all'acquisizione della lettura si pensa solo al riconoscimento delle lettere e del suono corrispondente. Ma questo è solo una parte del processo.


In questo schema, elaborato dalla Dottoressa Hollis Scarborough negli anni novanta e ripreso da molti studiosi in seguito, viene illustrato il complesso processo dell’apprendimento della lettura.






Per diventare un abile lettore bisogna essere in grado non solo di decodificare le lettere e riconoscere le parole, ma anche di comprendere la lingua; spesso ci dimentichiamo di questo aspetto.

Seguendo lo schema di Scarborough, comprendere la lingua significa per il bambino avere una conoscenza pregressa del mondo che lo circonda: più vasta e diversificata è la conoscenza pregressa e più ricco sarà il bagaglio di lessico acquisito e conosciuto.


Oltre alla conoscenza del lessico e alla struttura della frase è importante sapere che esistono diversi modi di esporre un concetto a seconda se scegliamo di descriverlo attraverso un testo narrativo, poetico o argomentativo. Avere familiarità con tutto ciò è necessario per comprendere al meglio ciò che leggiamo. Non ci dobbiamo quindi sorprendere se di punto in bianco nostro figlio diventa refrattario a quello che una volta era il suo passatempo preferito.


Ma come fare ad aiutarlo in questo passaggio delicato mantenendo la sua passione intatta? “Ci dovremmo chiedere se il piacere della lettura possa essere trasmesso o insegnato ai ragazzi ed ai bambini e, se la risposta è positiva, bisognerebbe indagare su chi può fare ciò.

Non credo che il piacere della lettura si possa insegnare come una qualsiasi materia scolastica. Penso invece che dovremmo creare le condizioni al fine di sviluppare il gusto per i libri in ogni singolo individuo.”

Con queste parole nel 1997 iniziavo il capitolo introduttivo della mia relazione dell’anno di prova per ottenere il ruolo di insegnante di scuola primaria. Fu un anno intenso che ricordo ancora con entusiasmo. Il dirigente della scuola, presso la quale ero stata temporaneamente assegnata, mi diede l’incarico di riorganizzare la biblioteca per i ragazzi.

Eravamo un gruppo di lavoro affiatato e non volevamo limitarci ad elencare quattro titoli di libri per inserirli in uno scaffale, ma l’idea era quella di portare i bambini in biblioteca, farne fruitori attivi e introdurli al gusto della lettura. Nacque così l’idea di progettare una della settimana dedicata solo alla lettura in tutti i plessi del circolo. Organizzammo orari, percorsi operativi e giochi d’animazione. Durante quella settimana i ragazzi venivano a scuola senza libri o penne e i docenti lasciavano la loro classe e il loro gruppo di alunni per diventare animatori di gruppi misti. Il fulcro delle attività era la lettura ad alta voce di un libro per il piacere di ascoltarlo e basta.


Da allora le esperienze di questo tipo fortunatamente si sono moltiplicate e i genitori sono diventati sempre più sensibili a questi temi. Nonostante siano passati venticinque anni e molte attività oggi siano diventate parte integrante della giornata scolastica, ci chiediamo come mai ancora molti bambini facciano fatica ad entrare in armonia con il libro. (Tratto dall'articolo online "Il piacere di leggere trent'anni dopo).


Il fatto è che noi genitori e insegnanti spesso ci dimentichiamo di quanto sia difficile diventare adulti lettori e di come sia delicato questo processo.

Ricordiamoci che val la pena intraprendere questo cammino altrimenti il rischio è addirittura di perdere l'attivazione di alcune aree cerebrali come ci dimostra il neurobiologo Alberto Oliverio: "...chi non legge da piccolo perde l’attivazione di alcune aree cerebrali, ha più limiti linguistici, è più soggetto ai pericoli insiti nelle nuove tecnologie, apprende di meno ed è meno propenso alla curiosità e alla complessità..."(Tratto dall'articolo online "Il piacere di leggere trent'anni dopo)..


Ogni caso è a sé e ogni bambino va tenuto per mano in questo lungo percorso, cercando di non giudicare ma di stimolare, ove possibile, la sua curiosità e iniziativa.

Dopotutto Pennac ha ancora ragione sostenendo che il primo passo è:

“Leggere.
A voce alta,
GRATUITAMENTE,
ad ogni età."

Il caso di Luca, bambino bilingue.

Al momento Luca sta acquisendo nuovi vocaboli tutti i giorni e la sua conoscenza della realtà si sta allargando sempre di più grazie agli stimoli mirati dei genitori, delle insegnanti della scuola materna e delle persone che frequenta.

Il suo potrebbe essere un cammino un po’ più arduo, essendo esposto a più lingue e di conseguenza a culture diverse.

Nel prossimo articolo affronteremo proprio questo argomento.


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